Terremoto, il calvario di Lorenzo e Ilaria

“Tornati dall’Australia per coltivare lo zafferano. Ora abbiamo perso casa e laboratorio”

Lorenzo e Ilaria sono tornati in Umbria, a San Pellegrino di Norcia, dopo un’esperienza di due anni in Australia. 29 anni lui, 30 lei, hanno deciso di dedicarsi alla coltivazione dello zafferano, con l’idea di rilanciare questa produzione sul territorio. Hanno aperto un’azienda agricola e hanno iniziato a lavorare. Dopo il sisma del 24 agosto hanno perso la casa e il laboratorio agricolo. Non si sono persi d’animo e hanno continuato la lavorazione dello zafferano in albergo, poi in un camper messo a disposizione dalla Caritas. A seguito dell’ultima scossa hanno perso gran parte della fioritura: “Ora anche psicologicamente è difficile rialzarsi”

Coccodì ha deciso di aiutare la ricostruzione della casa e del laboratorio agricolo di Ilaria e Lorenzo.

Acquistando una confezione di uova Coccodì puoi aiutare anche tu a sostenere il progetto di ricostruzione di un'azienda di Norcia colpita dal sisma che coltiva zafferano.

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Allevamenti della Maremma

Aspra e paludosa; ecco come doveva apparire la Maremma ai tempi dei Medici. Uno scenario che mutò radicalmente con l'avvento dei Lorena.
Pietro Leopoldo, granduca di Toscana, nel xviii dette avvio, grazie alla sua équipe di ingegneri tra cui spicca il nome di Leonardo Ximenes, alla bonifica integrale della parte costiera compresa nell'attuale provincia di Grosseto.

È l'altra Toscana, quella in cui il tempo sembra essersi fermato.
Mentre sulla costa domina incontrastata la macchia mediterranea, l'interno appare quasi come una terra di frontiera: qui sopravvivono i tomboli, le dune sottili di sabbia che hanno strappato l'acqua al mare, e appaiono, ad accrescere l'aurea mitica che circonda questa terra, i butteri che spingono i cavalli allo stato brado o le vacche dalle corna a forma di lira. E tra le acque, le canne e i sugheri, l'unico suono da ascoltare è lo sbatter d'ali di falchi pescatori, folaghe, aironi rossi e cenerini, upupe e martin pescatori, mentre tra forre e boschi si nascondono cinghiali, daini, tassi e istrici soprannominati le “spinose” dai maremmani.
Su questi terreni, un tempo ricoperti dal lago Prile, si collocano i nostri allevamenti.
In queste zone, seguendo la vocazione agricola che risale fin ai tempi degli Etruschi, si coltivano grano, erbe e fieni nutrienti e accanto all'importante produzione di latte e di carne dei bovini chianini e delle vacche di razza Frisone, da queste terre arrivano le uova delle nostre galline allevate a terra e all' aperto. Speciali anche perché sono “l'espressione più genuina” di galline che traggono benefici dall'ambiente in cui vivono, dagli elementi vegetali ed animali di cui si nutrono, dall'acqua che un tempo azionava pale di mulini, e che oggi le disseta: componenti che sedimentano nelle uova determinandone peculiarità.

Nei nostri allevamenti toscani si pone la massima cura per il rispetto del benessere animale, delle metodologie di allevamento, della formulazione del becchime, tutto di origine vegetale, con lo scopo di garantire un prodotto fatto seguendo le tradizioni di una volta, ma applicando i controlli rigorosi di oggi.